Ho imparato
Ho imparato.... che nessuno è perfetto...
finché non ti innamori.
Ho imparato che la vita è dura...
Ma io di più!!!
Ho imparato...
che le opportunità non vanno mai perse.
Quelle che lasci andare tu ...le prende qualcun altro.
Ho imparato che quando serbi rancore e amarezza la felicità va da un'altra parte.
Ho imparato che bisognerebbe sempre usare parole buone...
Perchè domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato che un sorriso è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.
Ho imparato che non posso scegliere come mi sento...
Ma posso sempre farci qualcosa.
Ho imparato che quando tuo figlio appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno...
ti ha agganciato per la vita.
Ho imparato che tutti vogliono vivere in cima alla montagna ....
ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la scali.
Ho imparato che bisogna godersi il viaggio e non pensare solo alla meta.
Ho imparato che è meglio dare consigli solo in due circostanze
Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.
Ho imparato che meno tempo spreco, più cose faccio.

(Anonimo)

Io, il fuoco e i gioielli
Per dare forma ai miei gioielli siamo soli io e il fuoco, in una sorta di complicità. Una complicità che è al tempo stesso sfida: è sufficiente un attimo di troppo concesso al calor bianco della forgia ed ecco, devo buttare tutto. Il frutto della fatica reso vano da un infinitesimo d’istante. Eppure, anche anticipare di un attimo la scelta di tempo, significa non poter dare più al metallo la forma che desidero, piegarlo docile al segno immaginato. Cogliere l’attimo è una magia.
Un incantesimo che si compie una sola volta, dentro un momento irripetibile. Per questo l’atto creativo è senza eguali ed il suo esito un gioiello sempre unico.
Non di sola magia, però, si tratta. Al fuoco unisco la forza che attingo in me, un’energia interiore che giunge dal cuore, ed è scaturigine di una grande passione. Il cuore, proprio per questo, è uno dei miei simboli prediletti. Dal cuore parte ogni energia: essa parla delle origini, narra i veri desideri di ognuno, racconta di te senza infingimenti, dice sogni, i tuoi, i più veri, e svela, spezzando ogni maschera, la tua profonda radice.
Così siamo noi, il fuoco ed io.
Chi volesse conoscere in modo più approfondito e ampio il senso e i nessi di tale relazione, per me viva e vitale, potrebbe leggere qui di seguito un testo molto bello che Giordano Mariani ha scritto per me.
C’è un’ultima cosa, a proposito della mia vita e del mio fuoco, di cui vorrei rendervi partecipi. Recentemente ho conseguito il 1° livello di Reiki con Lida Perry: è stata un’esperienza bellissima! Finalmente ho "sigillato" l’energia che percepivo da sempre, dentro e fuori di me. Quella stessa che mi ha dato la possibilità di giungere fin qui.
Qualcosa di lei è qui: www.rebirthingintegrativo.it
Lida Perry, e-mail: MH6823@mclink.it

Ringrazio Giordano che mi accompagna da ormai 13 anni con la sua poesia e che sa dare voce alle mie emozioni, Lida che mi accompagna in un percorso bellissimo. Infine tutte le persone che mi hanno accompagnato fin qui.

Giordano Mariani per Isabella
Ci sono varchi, fessure negli umani orizzonti, che si aprono al Cielo e danno conforto all’anima, sono per il viandante ristoro. Qualcuno li vede, qualcuno li segna, qualcuno li segue. Tutti e ciascuno fedeli ad un proprio destino. Segnare è creare. Della stirpe di chi crea è Isabella Brancaccio e gioielli sono i suoi segnali.
Le sue mani impastano segni, distillano misteri, cercano vie d’azzurro, flessioni incantate dell’anima, inviti a sognare per celebrare il cuore, l’ultimo anfratto che resiste in un tempo secolare. Kahi, Serpente, Spirale, Tartaruga il suo catalogo esoterico. Vedremo poi, di quale limpida iniziazione.
Qualche goccia di luce, nel turbinio impaziente dei nostri giorni, possiamo attingere se solo seguiamo il suo cammino. Il tratto già compiuto. La sua storia ed in essa il senso del suo lavoro.
Isabella ha scelto, per dare forma ai suoi gioielli, la fermezza composta delle pietre dure, i toni caldi, plastici e dolci del rame resi lievi dalle note luminose d’argento e, a volte, d’oro. Da una grazia che pare feriale, trae simboli forti, che non pongono domande da destino banale, di ricchezza o potere. I gioielli, dolcemente plasmati nella grazia che nobilita la materia più pura, fosse pure più povera, ora emanano note, forse orme di arcano. Sono accenti di senso, in attesa di un gesto gentile che li svolga sopra un grande spartito, nel silenzio incantato del cosmo.
“Ho scelto il rame – dice Isabella – perché è morbido, caldo, avvolgente, adattabile. Soprattutto, rimane sempre se stesso. Le pietre dure perché nell’infinita varietà del loro esistere conservano una propria unicità, una individualità. Sono fonte di energia inesauribile: c’erano, ci sono e sempre ci saranno. Esprimono lo stato nascente. L’argento mi piace perché come la luna è luminoso, ispira calma e concentrazione. Infine ho scelto, prediletto tra i simboli, il cuore. Dal cuore parte ogni energia, parla delle origini, narra i veri desideri di ognuno, racconta di te senza infingimenti, racconta sogni, i tuoi, i più veri, e svela, spezzando ogni maschera, la tua radice.”
Ora il gesto creativo di Isabella, dieci anni di segni alle spalle, si è fatto più lieve. La pietra è compiutamente disciolta nell’ossimoro di una compostezza che sigilla grazia dura e dolente con una matura armonia della forma. Rosa e spina insieme, indissolubili, come in ogni sintassi di bellezza.
Isabella s’inerpica con esperta consapevolezza lungo le volute della Spirale, forse il primo simbolo del suo rinnovato sentiero interiore. “Spirale – dice Isabella – significa energia, e positiva. Essa fa in modo che le cose accadano, si compiano i sogni, avvengano i progetti, i pensieri conoscano una sintonia profonda. Lungo la via del cuore...".
Isabella sfida il paradigma venale e patinato di una sessualità mediatica e ostentata con l’assunzione del Serpente: “Ho creato gioielli adottando il simbolo della sensualità. Nessuna concessione all’esibizione del corpo. Piuttosto un invito ad ogni donna perché si accetti nella sua verità profonda, che è anima e corpo, senso, anche, ma non finzione di libertà”.
E poi la tartaruga, mitezza e tenacia insieme, coriacea e lenta. Forse sintesi straniera ad un mondo che corre e insensato piange, e corre e piange, e corre senza spesso sapere dove: “Sì, la tartaruga per i miei gioielli – dice Isabella – un segno antico e portafortuna … e quella sua lentezza. La sua lentezza è la sua saggezza…”.
Così il cerchio si chiude sull’originaria ispirazione di Isabella. In gran parte delle tradizioni, i gioielli rappresentano verità spirituali, sono il simbolo di ciò che parla d’altro. Sono cammeo incastonato dentro una sapienza rituale, schegge lucenti del Mito in cui nascono e albergano.
Il lavoro di Isabella Brancaccio restituisce alle intenzioni creative la materia e la forma, il lavoro simbolico che è loro proprio. Le pietre sono da sempre segnale e simbolo, evocative per eccellenza. Litofanie. Una parola che nell’oggi, abitato da frenesia e consumo, trova scarsa dimora. La pietra, stabilità e durata, ha cessato di parlare con voce propria all’uomo contemporaneo e, spesso, i manufatti di un tempo, invece che monumenti, paiono muti sarcofagi. Mentre, secondo molte religioni, le divinità si manifestavano in forma di pietra. Un campo di attenzione ai significati che è presente al lavoro dell’artista.
Isabella lo sa, e da sempre, dall’origine, percorre un sentiero altro, originale e originario rispetto a quello che conduce al sigillo lustro dello status symbol, un totem della contemporaneità.
Lei calca strade discrete e solitarie, abitate da un altro spirito della preziosità. I suoi gioielli vedono la luce nella fucina di un lavoro che è continua ricerca. Senza ovazioni a concerto, al dolce suono di una tradizione esoterica. Come l’ultima simbologia racchiusa nei suoi nuovi gioielli, kahi, un suono indiano che ritma il tocco della magia. Una nota rituale, che ispira e si raccoglie nel lavoro di Isabella. Un suono arcano per mani che si muovono nella luce del silenzio.
I monaci, e gli artigiani dell’arte in gran parte lo sono, pregano sommessamente, piegati sul grembo, genuflessi al silenzio e alla durata, in uno spirito creativo che non insegue il nome, ma genera il virgulto del senso. Le loro mani intrecciano spirali di energia, i loro gesti aprono comunioni silenti. Gli oggetti creati non vogliono folgorare con lo stupore di una insopportabile lucentezza: ci accompagnano, ci sostengono nei giorni feriali e nella festa. Umili, e dignitosi di una luce vera. Presagio e attesa di Bellezza. Racchiusa in loro, coppa di cuori e sosta delle mani. Un mantra di laborioso e lento senso nel frastuono insensato della velocità fatta religio. Un lieve canto.
Giordano Mariani